Esplorando Cala Piombo
Porto Pino può essere il giusto di partenza per un'escursione lungo la costa di Teulada, tenendo presente che si tratta di una zona militare, aperta solo al transito delle imbarcazioni (senza sbarco o ancoraggio). Vale comunque la pena percorrere in barca o gommone questo tratto di mare, per godere la vista di calette, spiagge e falesie. Fra di loro c'è Cala Piombo, dall'aspetto particolarmente selvaggio.
30 metri di profonditàProcedendo verso sinistra si arriva allapunta di Cala Piombo, dalle alte falesie a strampiombo e dal fondale profondo (circa 30 metri) che la rende un paradiso per chi pratica la pesca subacquea o si diletta con le immersioni.A circa 7-15 metri, ad esempio, ci si imbatte nel relitto di una piccola nave da pesca di metallo affondata negli anni '70, e in quello di una barca a vela naufragata nel 2007. Nella zona non è raro vedere anche cernie, ricciole e tonni.
La secca di Cala Piombo A circa mezzo miglio nautico dalla punta di Cala Piombo, procedendo in direzione di Porto Pino, Porto Botte o Golfo di Palmas, si estende una secca di circa 70 metri quadrati. Assai pericolosa per i naviganti, anche a causa di una forte corrente di superficie, e celebre per i tanti naufragi, come dimostra anche il fondale disseminato di cocci d'anfore di epoca romana. È una zona assai pescosa, dove vivono ricci, molluschi e crostacei, preda prediletta dei pescatori.
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In superficie Cala Piombo è tutta da esplorare anche in superficie. Lungo il suo profilo si trovano rocce di origine vulcanica popolate da uccelli di varie specie, fra cui si nascondono gli ultimi esemplari di aquila marina. Fra le alte falesie si aprono diverse grotte a livello del mare, transitabili anche con piccoli gommoni o con le barche, a seconda della grandezza. A sorvegliare tutta la Cala pensano una torre costiera costruita nel 1600 e il nuraghe Turritta. Nel’istmo che forma ad ovest Cala Piombo e ad est Porto Zafferano, sorgeva un insediamento romano dal nome di Tegula, probabilmente per la presenza di una fabbrica di piastrelle, alimentata dalle cave di marmo presenti sul promontorio vicino. Fu abbandonato nel Medioevo a causa della malaria e delle scorrerie dei pirati saraceni.
